Bambini che picchiano i genitori o il gemello della Dott.ssa Sara Pignataro Psicoterapeuta per bambini, adolescenti e famiglie

della Dott.ssa Sara Pignataro Psicoterapeuta per bambini, adolescenti e famiglie - Bologna

Molto frequentemente i genitori si trovano a dover affrontare le espressioni di rabbia ed aggressività dei loro bambini che raggiungono il loro culmine nell’uso violento delle mani. I genitori riferiscono di bambini che picchiano i loro fratellini, e che spesso reagiscono picchiando i genitori stessi. Questi episodi vengono riferiti con gran dispiacere e grande preoccupazione. La violenza e l’aggressività spaventano i genitori che si domandano perché mai si arrivi a tanta conflittualità e come porre rimedio a questi comportamenti. È importante sottolineare come la conflittualità sia una caratteristica che contraddistingue spesso i rapporti di coppia, e come sia frequente che nelle coppie di gemelli questa si manifesti con maggiore intensità e con reazioni estreme. Avere un fratello o una sorella, un gemello, è senz’altro un’esperienza di fondamentale ricchezza che permette la condivisone di esperienze, di gioie e dolori, è l’instaurarsi di un rapporto unico che accompagnerà per tutta la vita, ma allo stesso tempo bisogna accettare che tale rapporto non può essere esente da sentimenti di gelosia e invidia, da una grande rivalità che sfocia spesso in rabbia e aggressività. Il proprio gemello può costituire una fonte di frustrazione nel raggiungimento di bisogni fondamentali per un bambino. Essere in due, e oggi sempre più frequentemente anche in tre, o addirittura in quattro, fa si che il bambino debba condividere tutto e da sempre con il proprio gemello. A partire dalla co-presenza nell’utero materno, il singolo bambino sperimenterà la costante presenza del proprio gemello, e la sensazione di condivisione lo accompagnerà nelle fondamentali tappe del proprio sviluppo, condizionando a vicenda ciascuno lo sviluppo della personalità dell’altro. Il fratello spesso verrà percepito come una presenza con cui competere, già nell’ utero competere per lo spazio nel grembo materno e per l‘alimentazione e successivamente nel corso della crescita, competere in maniera centrale per l’amore e le attenzioni materne. Il bambino nelle prime fasi del suo sviluppo, sente il bisogno di sviluppare un legame profondo, unico e simbiotico con la propria madre. Si tratta di un bisogno molto primitivo, sensoriale, fisiologico e affettivo allo stesso tempo, che permette al bambino di sentirsi amato e sicuro. In questa fase il gemello viene inevitabilmente vissuto come un rivale, che ostacola il totale possesso e la totale disponibilità della madre. Già in questa fase nascono le basi di una rivalità che si estenderà successivamente al possesso degli oggetti, alle relazioni con le altre figure significative, il padre e il gruppo dei pari, e che caratterizzerà la relazione ed il rapporto con il proprio gemello. In questa “lotta” per il possesso delle cose e degli affetti si verranno delineando dei ruoli che ciascuno dei gemelli assumerà, e che concorreranno alla formazione della personalità di ciascun bambino. Spesso si incontrano coppie di gemelli in cui uno ha il ruolo di leader che si impone e l’altro un ruolo più passivo, da gregario che si sottomette più facilmente. Solitamente i gemelli si caratterizzano assumendo connotazioni caratteriali agli estremi: il timido e lo spavaldo, il pauroso ed il coraggioso, l’impulsivo e il razionale e via dicendo. Questo accade perché in questa estrema differenziazione delle caratteristiche caratteriali ciascuno riesce a distinguersi in maniera chiara dall’altro, a differenziare la propria personalità, il proprio Io, in modo da sentirsi unico rispetto all’altro. Il processo di differenziazione sinteticamente descritto, comporta per i gemelli una gran fatica, ed è proprio nella ricerca della personale individualità che l’altro costituisce il rivale con il quale competere. I genitori si trovano dunque a vederli litigare per qualsiasi motivo, per esempio per un giocattolo, magari per lo stesso giocattolo che prima lo stesso bimbo aveva ignorato ma che ora vedendolo nelle mani del fratello diventa più interessante, divertente e appetibile. Ed ecco che iniziano le zuffe. È importante in queste situazioni comprendere che un genitore non può tutte le volte intervenire cercando di risanare la situazione e di riappacificare gli animi. Assistere al conflitto non è certo facile, ma resistere all’ansia di farli smettere e rinunciare ad intervenire ad ogni litigio è indispensabile. È rischioso certo lasciare due bambini a cavarsela da soli, ma è altrettanto sbagliato non lasciargli la possibilità di mettere alla prova le proprie risorse. I bambini devono imparare ad autoregolarsi, apprenderanno a responsabilizzarsi nel loro rapporto di coppia. Questo non significa abbandonarli a se stessi, rischiando che si facciano del male, o che l’astio aumenti senza trovare una soluzione. Il genitore attraverso un’osservazione attenta e partecipe interverrà nel momento in cui la situazione sfugge al controllo dei bimbi e la rabbia raggiunge livelli troppo elevati. Come intervenire? Sarebbe auspicabile mediare, affrontando e gestendo il conflitto senza negarlo. Il genitore che comprende il vero significato di questi litigi, che non è l’evidente desiderio di possesso dell’oggetto in sé, ma il sotteso bisogno di affermare il proprio dominio e la propria individualità rispetto all’altro, riuscirà a rassicurare il bambino rispetto al suo bisogno di sentirsi unico ed importante a prescindere dalla presenza del fratello. Spesso l’aggressività del bambino sarà diretta verso il genitore stesso, che probabilmente potrà ricevere calci e pugni di fronte ad un “No” detto al figlio. Questo comportamento è tipico di ogni bambino, gemello o figlio singolo, che prova rabbia e frustrazione nel sentirsi ostacolato nel raggiungimento di un obbiettivo. I bambini comunemente non amano accettare regole e limitazioni. Nel caso dei gemelli la reazione del bambino di fronte ad un genitore che lo rimprovera o gli impedisce di portare a termine un suo piano, può essere espressa con una collera ed una irritazione maggiore tanto da far sì che il bimbo aggredisca il genitore. I gemelli sviluppano spesso un forte sé gemellare, che li fa sentire invincibili ed onnipotenti quindi fanno molta più fatica ad accettare un rimprovero o un intervento del genitore che li limiti nel loro intento di agire. La frustrazione dell’onnipotenza è tale che il bambino risponde con urla, calci pugni, preoccupando i genitori. Di fronte a queste reazioni è molto importante tener presente che un bambino che riesce ad ottenere sempre quello che vuole e non impara ad accettare le regole incontrerà grosse difficoltà ad affrontare la vita e le relazioni sociali. Imparare a tollerare le piccole e naturali frustrazioni insite nella crescita e nell’apprendimento delle regole sociali, aiuterà il bambino a diventare un adulto capace di affrontare le difficoltà e gli imprevisti che incontrerà nella vita. Un fermo no del genitore quando è necessario, e delle regole chiare ben precise lo aiuteranno a riconoscere i limiti entro i quali agire, a distinguere cosa è corretto fare e cosa no, e col tempo anche a regolare e controllare le sue risposte emotive di rabbia. È molto rassicurante per il bambino poter contare su un adulto capace di contenere la rabbia del figlio. Quando sono ancora piccoli ed arrabbiati, i bambini vengono sopraffatti dal torrente delle emozioni che provano. Questo fa si che per un lungo periodo agiscano direttamente le loro emozioni, senza alcuna razionalità o pianificazione nelle azioni. Uno schiaffo, una spinta o altro sono azioni commesse senza pensiero, attuate sulla scia dell‘istinto e dell‘emozione. Se il genitore riesce a non farsi sopraffare dalla rabbia del figlio, ma lo aiuta a dare un nome alle emozioni che prova, e le osserva nella giusta dimensione, sopportando e ridimensionando le forti emozioni del bambino, lo aiuta a comprendere che queste emozioni sono gestibili ed affrontabili. Prima di punirlo in maniera troppo severa, è importante ricordare che un bambino di due o tre anni difficilmente riesce a comprendere le conseguenze di alcune azioni e a modularle prima, ma è comunque molto importante fargli comprendere che il genitore non approva certi comportamenti con fermezza e determinazione. Nel rapportarsi ai gemelli bisogna tener presente che il comportamento tenuto nei confronti di uno dei bimbi, e le sue risposte, in qualche modo hanno dei riflessi sull’altro. Per esempio non sempre quello che piange di più e si lamenta di più è quello più bisognoso. I bambini imparano molto bene quali strategie utilizzare per accaparrarsi le attenzioni del genitore. In questo caso si potrebbe rischiare di trascurare l’altro bambino che per attirare l’attenzione del genitore in modo diverso potrebbe diventare quello più monello e combina guai. Sta al genitore e alla sua capacità di osservare e discriminare le reali caratteristiche di ogni singolo figlio, distinguere un reale bisogno da un comportamento mirato ad ottenere le attenzioni. Questo è uno dei tanti motivi per i quali viene solitamente consigliato ai genitori di gemelli di riuscire a ritagliare dei momenti e degli spazi separati, dove ciascuno dei gemelli possa sviluppare delle relazioni individuali, libere dalla presenza del fratello, in modo tale da poter più liberamente dare espressione alla proprie e singole caratteristiche. Allo stesso tempo e per lo stesso motivo ciascun bimbo dovrebbe avere dei momenti esclusivi da trascorrere con i propri genitori, ed in particolare con la mamma soprattutto nei primi tre anni di vita. La possibilità di vivere dei momenti liberi dalla competizione, dalla rivalità, e dalla presenza dell’altro, aiuta ad allentare le tensioni con il gemello, e da la possibilità al bambino di sperimentare una relazione unica con le figure di riferimento e di sentirsi sicuro anche senza la presenza del gemello. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che nonostante la rivalità e la competizione, i gemelli sentono una grande fatica nel separarsi. Viversi in maniera singola e individuale diventa per loro difficile e doloroso se non vengono abituati a farlo fin da piccoli. Molti gemelli incontrano difficoltà nella socializzazione e preferiscono l’esclusiva compagnia del gemello a scapito delle relazioni con gli altri bambini, perché non abituati a viversi singolarmente ma solo completi se nella coppia. Trovare una giusta distanza fra loro è sicuramente il compito più importante e complesso al quale i gemelli sono chiamati. Una distanza che non li tenga troppo vicini e legati, tanto da non potersi esprimere nelle proprie individualità facendo sentire ingombrante all’uno la presenza dell’altro; ma allo stesso tempo una distanza che li tenga abbastanza vicini da poter arricchirsi vicendevolmente l’uno grazie alla presenza dell’altro, nello sviluppo di una relazione unica che li accompagnerà nel corso della vita. In questo difficile e complesso compito entrambi i genitori sono guide fondamentali per lo sviluppo armonico della coppia gemellare.