ci ho messo parecchio a finirlo. se volete arrivare direttamente al parto vero e proprio andate agli asterischi ***ps: è TROPPO lungo e non me lo prende
taglio al punto degli ***Domenica 24 luglio.
Sono ricoverata da giovedì, ma è deciso, domani mi indurranno il parto. Mi spiegano che la mia pressione alta, la ritenzione idrica, il fatto che siano due e che ormai sono alla 37 settimana finita impongono di non aspettare oltre. Solo il fatto che io sono decisa a tentare un parto naturale fa slittare il cesareo, ma non l’induzione con il gel.
Mando a casa il mio amore abbastanza presto: domani sarà una lunga giornata…
E così rimango sola. Mi carezzo la pancia e non riesco a non piangere. E’ l’ultima notte, dico in un sms ad un mio amico, ma è così difficile lasciarli andare. E’ stata una gravidanza stupenda, meglio di come mi aspettassi, meglio di quanto l’avessi sognata per anni. Mi sono goduta ogni minuto, perdendomi spesso nel “mio piccolo mondo” come lo chiamava Piero: ad ascoltare tutte le sensazioni che la Vita dentro la mia pancia mi regalava. Vita pura, Vita al quadrato. Due cuoricini che hanno cominciato a battere dentro di me regalandomi la gioia più grande della mia vita.
Piango in silenzio, mentre la mia vicina dorme. Non posso smettere. Dormo poco e ascolto i vagiti degli altri bimbi, quelli già nati. Mi sembrano ancora così lontani quei vagiti. Ancora un mondo che deve venire, una realtà che ancora non è qui.
Mi sono goduta tutta la gravidanza, sentendo sempre molto presenti gli esserini che mi porto dentro. Solo da quando sono qui in ospedale, quattro giorni lunghi come un mese, mi sembra di essermi allontanata da loro. Mi sembra di averli trascurati. Colpa dell’effetto che il ricovero ha avuto su di me. Mi sta lentamente trasformando in un’ameba. L’inattività , la mancanza di stimoli diventano una specia di cancro che ti fa perdere ulteriormente interesse e forza. Come avrà fatto quella della stanza di fronte che è qui da più di un mese?
Ma stasera eccomi più vicina che mai all’Idea che pulsa con un doppio cuore dentro la mia pancia. La nostra ultima notte insieme, piccini miei, l’ultima notte in cui siamo una cosa sola, miei pinguinetti. Accarezzo la pancia e piango…
E arriva il lunedì. Il dottore mi spiega che mi faranno questo gel che dovrebbe fare partire le contrazioni, poi verrò monitorata con il tracciato cardiotocografico.
Mi visita e in trentasei anni di vita, varie frequentazioni con la pma e quasi nove mesi di gravidanza è la prima volta che una visita mi fa così male. Per non farmi mancare niente dopo il dottore mi visitano anche due studentesse. Urlo che mi sentono per tutto il piano….
Il dottore sentenzia: “collo lungo ancora un centimentro, dilatazione di un centimetro circa ma orifizio interno ancora chiuso”. Puntualizzo che secondo me il centimetro di dilatazione non c’era prima della visita stessa.
Mi iniettano il gel che già di suo brucia e che sulla mia patatina maltrattata da mezza università ha un effetto devastante. Mi portano in barella in camera perché non devo alzarmi per un’ora.
Mi attaccano la macchina per il tracciato che non arriva oltre il 30% a segnare le mie contrazioni. La prima dose di gel ha fallito il suo scopo.
Quando il medico stacca il turno mi dice che la seconda dose preferisce farmela la mattina dopo perché vuole essere presente lui. Il mio amore torna a dormire a casa, con la speranza che l’indomani sia il giorno buono.
Io mi sento spaesata e delusa. Cosa sta succedendo? Perché non rispondo alla stimolazione? E cosa succederà ora?
Il medico del turno di notte lo conosco, è lui che mi ha detto il sesso dei miei cuccioletti a diciassette settimane di gravidanza, quando abbiamo fatto quell’eco a pagamento per avere la videocassetta. E’ inoltre lui che mi ha fatto la morfologica e alcune delle altre eco di accrescimento.
Lui mi spiega che il gel ha lo scopo di far maturare il collo dellÂ’utero e non di procurare le contrazioni: quelle sono solo la relativa conseguenza. Domani si riprova.
Così affronto un’altra notte. Ma l’altra non doveva essere l’ultima?
I miei cuccioli non vogliono ancora uscire. Non sono pronti? Questo mi preoccupa. Chi sono io per forzarli se loro non si sentono ancora pronti? Perché dobbiamo stanarli a forza?
Ma i medici non ne vogliono sapere. Marco e Chiara devono nascere al più presto.
E quindi un’altra notte io e la mia adorata pancia. Quanto mi mancherà dopo?
E’ martedì. Arriva il medico e mi visita nuovamente. Questa volta l’ostetrica, una di quelle simpatiche con cui abbiamo riso e scherzato in questi giorni, mi da il suo braccio da stringere, pentendosene subito dopo: le lascio i segni.
Questa volta l’orifizio interno è aperto, ma la dilatazione non è molto più di ieri. Il medico mi dice: “Sento la testa del maschietto! E come si muove!” Lo sento muovere anche io… da un’altra prospettiva…
Mi fanno nuovamente il gel e di nuovo mi attaccano la macchina del tracciato.
Nel frattempo arriva Piero che è andato a prendere sua mamma alla stazione. Teoricamente dovrebbe ripartire già domani sera. Li mando dall’amico di mia sorella che lavora alle ferrovie per cercare un altro treno. Non vorrei mai che dovesse ripartire senza aver visto i nipotini…
La prima dose di gel della giornata ha più o meno lo stesso effetto di quella di ieri: nessuno.
Me ne fanno un’altra a distanza di 5 o 6 ore. Questa volta va un po’ meglio. Invento un gioco: senza guardare il display del cardiotocografo riesco a indovinare l’andamento del grafico che indica le contrazioni. “sale, sale, sale, ora è fermo…. scende, scende….”
Le contrazioni ci sono, ma sono assolutamente sopportabili.
E un’altra giornata è passata senza risultati: alla visita non rilevano grosse novità .
Passa un’altra notte. Ormai mi chiedo se sarà l’ultima. Cerco di approfittarne per coccolarmi ancora la mia pancia. Le contrazioni sono finite e io sono tranquilla.
Arriva il mercoledì. Nuove dosi di gel. Una al mattino presto, una nel primo pomeriggio e l’ultima nel tardo pomeriggio. Prima dell’ultima la visita dice due – tre centimetri di dilatazione. Bene! Forse ci siamo!
In effetti le contrazioni cominciano a farsi più forti. Se cammino le sento di meno, se sto sdraiata le sento di più. Mi chiedo se lo scopo, a questo punto, possa essere la “gestione del dolore”, in quanto il dolore è comunque abbastanza sopportabile, e non so quanta efficacia abbiano le contrazioni.
Se sto a gambe divaricate fa più male. Può servire? Lo chiedo all’ostetrica che se ne sta andando perché ha finito il turno del pomeriggio. Mi risponde “sì, fai spazio, fai spazio!”
Così comincia il turno di notte e io diligentemente respiro e “faccio spazio”. Sembra che ci siamo…
Tra una contrazione e l’altra, che cominciano a diventare più dolorose, ad un certo punto la mia pancia si sposta tutta verso destra. E’ buffissimo! A sinistra non c’è niente: toccando la pelle questa cede e si sente il vuoto sotto. Lo faccio notare a Piero. Chissà che sta succedendo là dentro!
Il mio amore poggia la testa sul letto e si addormenta. Lo lascio dormire: se tutto va bene presto ci sarà da divertirsi.
Cala la notte e il sonno mi prende. La cosa strana è che si porta via le contrazioni. All’inizio penso sia solo un momento, una fase, ma poi con tristezza devo capitolare: si sono di nuovo fermate. Mi faccio visitare e l’ostetrica mi dice che non è cambiato niente dall’ultima visita. Le contrazioni non sono state efficaci per niente.
Disperata sveglio Piero e lo mando a casa. Cosa succederà domani?
Sono arrivata a giovedì e i miei bimbi non sono ancora nati. Non sono nati il 24, compleanno di Giacomo. Non sono nati il 25, compleanno di Marisa. Non sono nati il 27, compleanno di Adriana. Neanche il 26, come qualcuno suggeriva per non fare torto a nessuna delle due zie…
Appena arriva il medico mi viene a chiamare. Io sto lavandomi i capelli nel lavandino. Mi dice “Signora, siamo arrivati fino a qui per la sua forte motivazione. Non mi era mai capitata una così determinata. Altre avrebbero già ceduto. Quello che io posso ancora fare per lei è la rottura delle membrane. Se non funziona questo non rimane nient’altro.”
Sono speranzosa. Mentre aspettiamo che si liberi il lettino gli racconto delle buffe evoluzioni che faceva ieri sera la mia pancia. Lui mi guarda senza dire niente, alza il telefono e chiama un collega che sta di là alle ecografie. Gli dice di venire che vuole controllare una cosa.
Il collega mi fa lÂ’ecografia e dice che ora entrambi sono cefalici! Ieri sera Chiara faceva le capriole! Ecco cosÂ’erano quegli spostamentiÂ… Benissimo! Ora sono entrambi in posizione perfetta!
Il mio medico mi visita, si fa dare l’uncinetto apposito, traffica un po’ e infine dice “Fatto!” mi fa mettere un pannolone e mi dice di camminare per un quarto d’ora. Poi mi attaccheranno di nuovo il cardiotocografo.
Telefono a mio marito: gli dico di venire, senza correre, dopo aver fatto colazione e doccia, ma di venire. Da casa nostra all’ospedale in questi giorni non ci si mette più di mezz’ora. Sua mamma viene anche lei: sono riusciti a spostare la prenotazione, partirà domani sera.
Cammino su e giù per il corridoio. Non succede niente. Passa più di un quarto d’ora. Dopo mezz’ora che faccio vasche incrocio il dottore e gli chiedo “ma quando dovrebbero cominciare ‘ste contrazioni?” Lui mi guarda, guarda l’orologio e mi riguarda scuotendo la testa. Se ne va senza rispondermi. Comincio a scoraggiarmi.
Un’ostetrica e una giovane dottoressa (specializzanda?) mi mettono a letto e cominciano a piazzarmi le sonde della macchina per il tracciato. Ogni volta è una disperazione: Marco e Chiara si muovono parecchio e si perde continuamente il segnale. Tra le mie passeggiate e questa operazione (non ancora finita) il tempo è passato.
(to be continued...)





Silvia (1994), Alessio
(2001) e Mattia 


(Montaione - Fi )